I convegni sul podcast e l’Italia che non cresce.




Che c’entra direte voi?
Datemi 5 minuti del vostro tempo e farò del mio meglio per farvi capire l’analogia. Gratis come al solito ovviamente ;)
Sono a Riva del Garda da venerdì. Vengo spesso con la famiglia perché abbiamo una casa qui.
Passeggiando per le vie del centro ho scoperto che durante il festival “Riva Radio Incontri” ci sarebbe stato un dibattito sul podcast.

“ore 18 - 19.30: L’AMPIO DIBATTITO - IL PODCAST E LE RADIO ON LINE”

Ho sgranato gli occhi come potrebbe fare un velista mentre è in vacanza a piedi nel deserto e si trova improvvisamente di fronte all’annuncio di una regata.

Ovviamente vado.

I relatori sono Luca Sofri, Gianluca Neri (Macchianera), Filippo Solibello (Radio Due - Caterpillar) e Matteo Bordone (Radio Due).

Ebbene, ho assistito a due ore di dibattito che mi hanno lasciato basito al punto che ho dovuto riflettere a lungo prima di decidere se scrivere questo post.
Ho sentito una tale quantità di definizioni errate, considerazioni riduttive, analisi inadeguate e previsioni anacronistiche da rendere totalmente fuorviante il senso di quel dibatitto e la percezione del tema da parte dei presenti.
Ero indeciso su cosa fare perché più pensavo a come descrivere la presunzione con cui i quattro relatori hanno parlato di argomenti che conoscevano sommariamente, più
realizzavo che nel riportarlo avrei rischiato di cadere percettivamente nello stesso errore.

Ecco fatto, la parte difficile è andata, ora si tratta solo di spiegarvi bene le ragioni del mio raccapriccio.

Dei miei diari, dopo Cannes, per un po’ ne avrete gli “hard-disk” pieni. Provo a cambiare formula narrativa utilizando un “veloce” confronto tra virgolettati e realtà. Ve ne riporto solo alcuni:

Si parte:

-Gianluca Neri: “…è fantastico, tecnicamente hai già spiegato tutto, non c’è nemmeno una cosa sbagliata di quelle che hai detto. La differenza in questi 18 mesi è che è diventata di moda la parola podcast.”
-Realtà: Gianluca esordisce così replicando a una precedente sommaria e inesatta intriduzione al tema di Filippo Solibello. Rimango basito. Gianluca Neri, dovrebbe essere uno che conosce la Rete e le sue applicazioni, come può definire il podcast una parola di moda?
-Note: Il podcast non è una parola di moda ma una nuova modalità di fuizione di contenuti audiovisivi.

-Filippo Solibello: (riferendosi al podcast) “…nel resto del mondo si stanno preparando? Questo azzeramento di questa diferenza è alle porte? Ce lo dobbiamo aspettare?”
-Realtà: I quattro relatori è ormai un’ora che parlano del podcast come una simpatica stranezza,ancora da adottare e fruita da pochissime persone. Inoltre, secondo loro, questo non ha nulla a che vedere con la radio, “quella vera”, quella sacra. Chiacchierano con supponenza di un mondo per cui “in questi 18 mesi quello che prima poteva fare solo Bill Gates adesso lo può fare qualsiasi ragazzino nella sua cameretta.”
-Note: Pazzesco, hanno ridotto il podcast a una stranezza da ragazzini con le “camerette”.

-Gianluca Neri: “la differenza è: webcast che è la trasmissione in diretta; podcast quando te lo scarichi”.
-Realtà: cos’è il podcast è invece ormai cosa nota: una modalità di fruizione che automatizza il download di files multimediali su un device portatile, adatta alla distribuzione di contenuti erogati periodicamente.
-Note: può sembrare un sofismo, ma è una differenza fondamentale. Al bar passi quel che ha detto, ma a un convegno sul podcast dove presumibilmente il pubblico è li per capire, è invece importante spiegare bene di cosa si tratta e farlo con cognizione di causa, non come se fosse la prima volta che qualcuno prova a spiegare cos’è e di cosa si tratta. Specie se invece nel resto del mondo è una modalità ormai acquisita e ampiamente diffusa, conosciuta e ben misurata.

-Gianluca neri: “…come quando tempo fa l’azienda voleva il blog; poi l’azienda scopriva che gli utenti nel blog parlavano male dell’azienda e lo chiudeva subito. Io sarei molto più ottimista sul futuro imprenditoriale delle webradio.”
-Realtà: giuro, non mi sono accanito contro Neri, lo ri-giuro. Ma santiddio, parla di mezzi già adottati, non come lascia intendere in fase di sperimentazione! Le webradio hanno dimostrato ampiamente di ottenere ROI ragguardevoli, mentre il resto si chiama business blog. “roba” che da almeno un anno sta dando risultati positivi e le aziende ne fanno uso sono sempre di più.
Mi spiace accanirmi contro di lui, ma viviamo in un paese che non cresce a causa della sua vecchiaia. Lo ha detto ieri il Ministro Padoa Schioppa al Festival dell’economia di Trento. Neri non è vecchio, nemmeno gli altri relatori, ma parlano come se lo fosssero. Queste affermazioni fanno male all’economia perché sono anacronistiche. Fanno pensare che dopotutto la rivoluzione digitale è ancora accademica più che reale. Dovrebbe essere vietato lasciar intendere che i business blog siano il risultato di qualche coraggioso sperimentatore di marketing estremo.

-Luca Sofri: “…la rivoluzione, la novità, come capirete non è il podcast. Il podcast è un nuovo nome un po’ figo, che richiama l’Ipod, dato a una roba di assoluta banalità che c’è sempre stata nelle nostre vite, ovvero la registrazione, no? Qual è la novità in questo caso? La novità è l’ipod, il lettore mp3. Queste registrazioni che abbiamo deciso improvvisamente di chiamare podcast e di poterle riscoltare attraverso degli apparecchi… …Certo, non deve mettere il timer del videoregistratore ed è piu facile l’accesso. In realtà è quella cosali, non è un’invenzione. Non è una novità. Si sta sentendo in differita un cosa che invece si sta sentendo in diretta.”
-Realtà: perdonatemi, vi tedierò sino alla morte: automazione e periodicità sono i pilastri. L’automazione perché solo con essa i si può dimenticare di una sottoscrizione per poi ritrovarsela nel proprio device quando serve. La periodicità perché è la condizione per rendere sensata la creazione di un feed RSS (mai citato oggi, tuttavia malgrado loro i feed RSS ssono il DNA alla base di qualcunque podcast). Senza introdurre l’elemento periodicità è chiaro che tutto si riduce a un mp3 senza innnovazione apparente. Ma pilastri a parte, il popdcast apre a altri importanti cambiamenti che riguardano la confezione dei contenuti, le durate degli stessi, sino ai devices e alle tecnologie declinabili in molteplici personalizzazioni in grado di automatizzare tutti i processi.
Poi, basta una ricerca su Wikipedia per scoprire che ormai il termine podcasting non ha a che fare con l’Ipod, ma sia con il significato della parola guscio (o contenitore), sia con suo attuale acronimo Personal Option Digital casting.
Ecco cosa trovo raccapricciante. Le sommarie descrizioni di radice luddista da parte di chi in fondo professa e alimenta il vezzo di non sapere nulla di tecnologia.

Metà del pubblico era composto da studenti universitari che con la qualità e la consapevolezza delle loro domande sembravano poter ribaltare il fronte del palco. Seppur timidamente facevano domande che nascondevano affermazioni che a volte chiarivano e a volte correggevano platealmente quello che i 4 tentavano di affermare.

Non me ne vogliano Sofri, Neri e i due bravi conduttori di Radio Rai, è che per lavoro mi occupo di nuove forme di comunicazione e di marketing digitale e soffro quando vedo che il nostro paese è così indietro. Quando sento parlare di TIVO come una stranezza futuristica mentre in USA è diventato irrinunciabile per buona parte della popolazione. Quando ai convegni sento parlare di un argomento per sentito dire, anche se esiste ormai ampia letteratura. Quando vedo alfabetizzare un paese con “libri di testo” sorpassati, come ho visto fare oggi.

Non si è parlato di come cambiano i contenuti se non con analogie e confronti con la radio tadizionale, disquisendo su cos’è ancora radio e cosa non lo è.
Non si è parlato di come cambiano i modelli pubblicitari. Che sino a prova contraria sono quelli intorno a cui ruota tutta la radiofonia privata italiana. Se non citando SIPRA che ha introdotto una sperimentazione sulla pubblicità dei podcast erogati da Radio Rai. RSS che ricordo consistere un in solo feed che non da la possibilità di ascoltare il solo programma prescelto ma un accozzaglia de “il meglio di” con dentro programmi vari, tra cui quello per cui avevi sottoscritto il podcast…

Una nota positiva e un plauso alla regione Trentino per l’organizzazione e l’idea di un festival pregevole come questo. (podcast escluso ;)

Reader Comments

Non ero al convegno, ma non mi stupisco affatto delle dichiarazione che riporti: Neri & co. stanno facendo il filo da tempo a quelli di Caterpillar/RadioDue. E Neri è uno dei pochi a credere ancora nelle web radio in streaming, visto che ne ha quattro-cinque. :)

Premessa: Non ero presente al convegno, quindi il mio commento deriva da una conoscenza di seconda mano dell’evento.

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Questo tipo di operazioni sortiscono sempre l’effetto opposto di quello desiderato.

Il meccanismo è sempre lo stesso: si parli di cultura, scienza, medicina, arte… chi emerge cavalcando una novità, una rivoluzione, diventandone vate e rappresentante, col tempo si trasforma sempre nel peggiore dei reazionari, cercando di screditare e distruggere sul nascere ogni novità e rivoluzione successiva.
L’opera di screditamento operata da questi quattro blogcavalieri dell’apocalisse non fa che confermare la potenza rivoluzionaria del podcasting.

Nessuno spreca tante energie per screditare pubblicamente qualcosa che considera senza futuro. E il pubblico sicuramente questo ha percepito… ansia e paura per qualcosa da cui i relatori si sentivano superati e resi inutili.

Dok
RockCast Italia

La cosa buffa è che hanno chiamato a tenere una conferenza sul podcast quattro persone che con questa tecnologia, e soprattutto con la sua nascita e sviluppo in Italia, non c’entrano una beata cippa.

C’è una certa diffidenza verso il fenomeno Podcast in italia, e la mia sensazione è che sia qualcosa di portato avanti un po’ alla cieca. Neri & co. soprattutto non si rendono conto che i contenuti di una webradio classica non sono gli stessi di un podcast.

Ricordiamoci poi che le webradio saranno anche molto divertenti, ma sono assolutamente fuori dalla portata delle persone normali. Inutile dire che noialtri poveracci non potremo mai permetterci un server in america che sopporti 100/200 persone collegate, e fare radio per 6 utenti è un po’ masturbatorio.

P.S. Buffo, ma Radio Due tra le altre cose distribuisce via podcast anche Caterpillar :)

Cazzo Marco, FINALMENTE. Questo è un gran bel post, questo è
Metamondo!

mi aggrego a Lucis. BELLO!

Perchè non apriamo un blog, noi QUATTRO, anonimo? Rifacciamo metamondo, ma sul serio!

Anch’io non ero al convegno, ma un’idea me la sono fatta. Più di tutto trovo insopportabile l’atteggiamento borioso degli opinionisti della domenica. L’Italia, secondo me, è un paese che ha bisogno di meno opinionisti e di più esperti. Al di là delle opinioni di un Luca Sofri (che non valgono più di quelle di qualunque altro, solo che lui è Luca Sofri), il problema di convegni del genere, come è stato evidenziato, è che si fa disinformazione. Tanti ragazzi che avrebbero voluto capire, sono stati presi in giro. Per fortuna, invece,ho assistito a seminari sul podcast che andavano in direzione totalmente opposta: il Centro ICT dell’ Università di Salerno, ad esempio, sta organizzando una serie di interessanti incontri sul podcast, tenuti da esperti e da podcasters. E se ricercatori universitari se ne occupano direi che è ben più di una moda.

Felix Acierno

Io quel sabato non ci sono andato a Riva del Garda, ho preferito starmene al sole :-)
Mi presento, sono Alessandro Venturi, ero ospite a DigiTalk nella puntata relatica al podcast e sono l’autore del libro “Come si fa un podcast” edito da Tecniche Nuove.
Ho mandato una mail all’organizzazione e ho parlato con Neri telefonicamente, per dare la mia disponibilità ma si vede che volevano tenere ben stretto e di nicchia la cosa. Non mi ha meravigliato la cosa…
Che tutto quello che Neri & Co. facciano/dicono non è detto che debba essere quello giusto e la “pura verità”. Come tutti quanti noi ovviamente. Ma solo perché sono personaggi noti, non è detto che quello che pensano sia il pensiero comune. Il podcast potrebbe essere un termine “fico”, però porco il mondo ladro, non lo dire pubblicamente così! E’ come se un concessionario di auto di lusso dicesse: “vai in giro con la Jaguar così le fighe vengono con te solo perchè hai i soldi e non perchè sei alto un metro e un tappo e pesi 200 chili”… lo puoi pensare, ma non lo dici in faccia. Io penso che ogni occasione è ottima per promuovere il podcast e non sminuirlo. Ovviamente bisognerebbe sentire tutto quanto quello che si è detto.

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