False speranze
L’amico Marco Montemagno esprime soddisfazione per i grandi passi fatti avanti dall’Italia nel digitale. In buona sostanza secondo lui adesso siamo pronti per il grande ’salto’.
Io purtroppo penso che il divario culturale, da un anno ad oggi, in Italia sia invece aumentato.
Perciò ho commentato così il suo post e il commento di Nicola che sostiene la stessa testi:
“Siete degli ottimisti! Siamo in pochi, ma veramente pochi. Il resto dell’Italia guarda Canale 5, Rete 4 e Italia Uno. Non sanno nemmeno cosa sia YouTube e il computer lo usano per scrivere un testo o nella migliore delle ipotesi, nel caso degli uffici, per mandare le email. Diffondere ottimismo secondo me non aiuta. Bisogna invece ‘combattere’ attivamente contro l’analfabetizzazione operata dai media tradizionali (dai giornali alla TV) sconfessando ogni singola eresia (c’è l’imbarazzo della scelta) espressa ogni qualvolta -rarissime- in cui si parla alla massa di tecnologia a digitale. La differenza che hai sentito da un anno a questa parte l’abbiamo sentita in pochi e in pochi abbiamo percorso quell’evoluzioni. Gli altri continuano a non sapere cosa sia YouTube e i più illuminati sono stati qualche volta su Libero video perché altrimenti non capiscono nel lingua ne linguaggio (ironie etc…). Il nostro è il Paese della sguaiata Ventura urlante e dei tatuati dei balletti della domenica. Idoli che si vantano della loro ignoranza. Proprio come nel rapporto degli italiani col digitale, in cui vige il vezzo del “ahahah anche io non ne so nulla… ahahah”. Un po’ come se fosse lecito dire “ahahah anche io non uso i congiuntivi…”.




Caro Marco,
(mi permetto il “tu” pur non conoscendoti di persona in virtù del nostro comune amico Maurizio Goetz!), non potrei essere più d’accordo, come ho detto qualche giorno fa nel post indicato qui. Il problema sta nel fatto che spesso noi - intendendo con ciò quelli che internet la conoscono perchè ci sono arrivati da fidonet, quelli che sanno cosa è il CSLIP, quelli che ricordano il Trumphet e così via - pensiamo di rappresentare la realtà. Quando di questa realtà siamo soltanto una parte, limitatissima ed elitaria. La realtà è altrove… e ditemi pure che sono un qualunquista…