Apologia dei ‘riottosi’ con la ‘coda lunga’
Leggo i post di Vittorio e Lele e mi rendo conto che non siamo ancora pronti per essere i protagonisti dell’informazione.
Nulla contro Lele o Vittorio, e nulla contro quanto hanno scritto, ma ogni volta che leggo citare personaggi noti del “mondo lento” con le speranze che questi entrino nel ‘nostro mondo’ mi parte sempre un piccolo brivido dal fondo della schiena. Per questo la questione Riotta era solo la goccia di un mio vaso quasi colmo che ora devo rovesciare in un post.
I volti del TG, i personaggi noti della TV, quelli del giornalismo, etc suscitano ancora un grande fascino in tutti. Blogger compresi. Una sorta di fansismo, ma ingiustificato.
Professiamo il verbo della coda lunga, delle nicchie, che nel totale superano il mainstream, del giornalismo partecipativo, di quello diffuso e del mesh-up, ma poi appena un personaggio del mondo lento ci rivolge lo sguardo -non la parola, degnandosi di usare il nostro linguaggio-, ho la sensazione che buona parte di ‘noi’ crollino in una sorta di trans da ubi maior minor cessat.
Appena i ‘lenti’ vengono in tour tra le nostre baraccopoli, o inviano qualche emissario, noi cediamo sotto il peso del grande medium.
Che i giornali e la televisione affascinano ancora molto mi è chiaro. El g’ha ancora la forza del leun e dal punto di vista psicologico, tra le masse, è il mezzo principe, e questo è certamente un principio ineluttabile.
E’ a partire da qui che, a mio parere, ‘dobbiamo’ fare molta attenzione a come curiamo questo aspetto. Da uomini di comunicazione -qualunque blogger lo è per definizione- dobbiamo prendere atto di quel principio in modo consapevole. Senza esserne vittime a nostra volta. Ma gestendo e ‘maneggiando’ quella forza a nostro favore, o quantomeno non a sfavore.
Invensare un giornalista televisivo, offrendogli di vestirlo da blogger, e consegnagli lo scettro, non ritengo sia una buona mossa ‘politica’.
Dobbiamo prima far emergere le ‘nostre’ voci, quelle di pensatori, scrittori, giornalisti, attivisti, ed eccellenze che non hanno un editore che li manda in primo piano sui televisori di 10 milioni di telespettatori, ma che tuttavia eroga contenuti di grande valore.
Forse, in fondo, non crediamo di averne la forza. E io penso che sia proprio così. Raramente siamo capaci di dar forza a idee, movimenti, anche le più piccole. Mi costa dirlo, ma la maggior parte dei nostri post contiene temi lanciati dai mainstream media. Raramente parte da noi, specie da noi italiani, una campagna pro o contro qualcosa, in cui tutti ci diamo da fare per farci sentire. Siamo sempre un po’ riottosi (N.d.A e qui ci stava proprio
nell’accogliere le iniziative che partono dal basso. Spendiamo sempre molto tempo a fargli le pulci, mentre per estremizzare, dovremmo invece sostenerle tutte, purché partano dal basso, dai ‘veloci’ e diano forza alla Rete nel far sentire la sua grande voce.
Passiamo il tempo a professare che dai bloggers che partono dal basso provengono spesso contenuti di grande valore, spesso superiori a quelli dei media istituzionali. Però al posto di scoprire un nuovo blogger di valore ogni giorno, e aiutarlo ad avere la giusta visibilità, tendiamo ad essere vittime di quel fenomeno ‘fansistico’ per cui facciamo a gomitate per aiutare il primo ‘lento’ che si affaccia, covinti che questa sia la strada per il cambiamento e per l’alfabetizzazione.
La parola d’ordine dovrebbe essere: riottosi coi ‘lenti’, disponibili coi ‘veloci’.




Non potevo scrivere un post migliore. Dovremmo uscire, portare fuori i talenti che ci sono nella blogosfera, contribuire alla società civile, ma la risposta è sempre armiamoci e partite. Per questo credo che questi discorsi siano tempo perso, non tornerò più sull’argomento i tempi non sono maturi. Quello che possiamo fare è portare fuori, ciò che c’è di buono della cultura della rete, organizzando eventi e occasioni di divulgazione.