Autorevolezza e responsabilità
Rispondo a chi mi ha scritto perché al RomeCamp non ho presentato il nuovo prodotto che avevo preannunciato.
Lo faccio con un post.
Avrei comunicato l’esistenza di un nuovo aggregatore (che peraltro non è ancora disponibile) offrendo appunto ai presenti la possibilità di essere i primi a ricevere degli inviti. Per dare importanza al RomeCamp, non all’applicativo che avrà il mondo intero come bacino d’utenza e per il quale è molto più performante veicolare l’informazione sul web piuttosto che fisicamente alla ‘manifestazione’.
L’avrei fatto con lo spirito di chi sperimenta scientemente. Annunciandolo prima, spiegando le logiche di marketing del pensiero che c’è dietro etc. (mi spiace per chi vede il diavolo dietro a quella parola, ma anche quando si corteggia una ragazza è marketing. Per loro un buon corso universitario e qualche buona lettura sono certo che possano aiutare)
Invece è successo che qualcuno ha criticato l’idea che si potesse anche solo lontanamente presentare qualunque prodotto al RomeCamp. Che nessuno ha sollevato alcuna eccezione. E che il sottoscritto abbia quindi deciso di farne a meno. Evitando anche un pegno da pagare nei confronti dell’azienda proprietaria del suddetto aggregatore, per averli convinti a presentarsi con anticipo in quell’occasione.
Quanto è successo dopo è ancora più paradossale.
Chi ha criticato, non è nemmeno venuto al RomeCamp e molti di quelli che hanno fatto silenzio lasciando che la polemica intorno alla mia paventata presentazione crescesse, hanno poi presentato a loro volta prodotti al RomeCamp. C’era chi andava in giro con nuovi aggeggi hardware, magliette con sponsor everywhere, presentazioni di nuovi servizi, nuovi libri, nuove aziende e grandi spottoni di autopromozione.
Io faccio l’imprenditore e ho almeno 10 anni di attività nel mondo del marketing e della comunicazione digitale. Mangio grazie ai miei prodotti e principalmente grazie a Speakage, che sino a prova contraria non è mai stata oggetto di particolari ‘cure’ da parte mia nelle righe dei miei post.
Non era difficile immaginare che la mia presentazione sarebbe stata acqua fresca rispetto a quanto poi si è visto fare senza alcun preannuncio nelle varie sale.
Tuttavia la malafede a volte supera la fantasia e quel che è successo ormai lo sapete.
Io continuerò a mangiare senza aver presentato alcun prodotto al BarCamp. Nessuno mi ha spesato per venire invece a parlare di libertà digitali su cui non ho alcuna attività lucrativa. Nemmeno uno straccio di libro da vendere sul tema. Mire politiche? Per ora nemmeno quelle, ho proposto la candidatura di Stefano Quintarelli perché dopo anni di attivismo a mio parere è il minimo che si debba fare sotto il tetto del Linux Club di Roma.
Nulla di personale con l’amico che aveva paura che il RomeCamp si postesse trasformare in quel che poi è stato, non è lui in se il problema, ma l’atteggiamento che rappresenta.
Per chi vuole giocare al professionista prima di cercare di intraprendere la vera carriera, credo che sia necessario aggiustare il tiro. Quanto meno imparare a gestire quella dose di responsabilità che nella vita reale presenta sempre il conto, che però nel virtuale alcuni sono abituati alla pesca facilitata, quella in cui c’è un “gameover, do you want to play again?”. Giocare agli esperti di comunicazione, per chi vuole essere autorevole anche nel mondo reale, significa dover sfoderare esperienza, conoscenza, energia e perseveranza, pena il fallimento.
Oggi la blogosfera si divide almeno in due: chi questo l’ha capito bene, e chi no.
Come sapere chi sta da una parte e chi sta dall’altra? Semplice, se leggendo questo post hai provato un senso di risentimento allora stai dall’altra parte






Quando Marco è arrivato al Camp gli ho subito suggerito di andare a registrarsi perché stava per riempirsi la giornata ed infatti così ha fatto.
Poi è tornato e abbiamo fatto quattro chiacchiere.
Ovviamente abbiamo parlato del post in cui parlavo del Marketing Camp e, al di là dell’appoggio che abbia potuto dimostrargli, gli ripeto che i nervi mi erano presi davvero e che anzi ho dovuto far fatica a contermi.
Poi si parla dell’intervento e mi chiede se sapessi cosa era successo qui all’annuncio del suo speech. Io non avevo letto nulla per il troppo lavoro, ma conoscendo i tipi e l’argomento ho intuito subito.
“Sai, ho deciso di non farlo, non voglio far polemica”
“Si ma..guarda che da stamattina uno andava in giro con un aggeggio per gli e-book di cui diceva di essere l’esclusivista. Che differenza c’è tra il tuo aggregatore e quel coso?”
Ognuna fa il suo Camp per conto suo.
Io giro in cerca di nuove conoscenze, lui sta fermo perché tanto gli si avvicinano gli altri.
Alla fine della giornata, come si sarà notato, sono stati tutti autoreferenziali e propagandistici come è giusto che fosse. In tutto ciò non c’era nulla di male perché, tra l’altro, presentare un prodotto davanti una platea pronta ad intervenire e a pressare su ogni debolezza è una gran dimostrazione di coraggio.
Lo sarebbe stata da parte di Marco, lo è stata da parte di tutti coloro che hanno prestato il fianco alle critiche mosse dal pubblico esperto.
La differenza quale è stata?
Sarò maligno, vi avviso.
Marco è uno di quelli che più si mette in mostra mentre gli altri erano, o i soliti noti, o i soliti ignoti che nessuno conosceva prima della presentazione del sito, prodotto, soluzione o checchessia.
Il proprietario del Blog è stato criticato, altri sono stati ignorati, altri ancora sono stati addirittura applauditi.
Io purtroppo sono schifosamente attaccato ai rapporti umani. vivo di quelli e non mi va di condurre attacchi diretti dopo aver condiviso risate e momenti allegri, ma…Pandemia ha venduto i libri, Tombolini fra un po’ prendeva gli ordini per quel coso e non ricordo che altro è successo perché ho seguito poco!
In questo ripeto, non c’è nulla di male, ma cazzarola, loro si e lui no?
Mi verrebbe di azzardare tutta una serie di motivazioni che però sono troppo superficiali per essere di proprietà della bella gente che ho conosciuto.
Resta un po’ di amarezza e una discreta delusione.
La democrazia significa anche essere trattati tutti nella stessa maniera e Marco non lo è stato.
Mi dispiace.
Più per gli altri che per lui.
Io non ho “fatto silenzio” su questa faccenda, caro Marco, semplicemente perché non ne ero al corrente. Se ora lo sono, devi ringraziare il posto del signore che ha commentato qui sopra prima di me, che – nel voler prendere le tue parti – si è degnato di usarmi come “fantoccio polemico”, con un linguaggio disinformato e maleducato insieme.
Ciò detto, ad ogni buon conto, non ho difficoltà a dire quel che penso ora che – per vie traverse – mi ritrovo “informato sui fatti”: Totanus (se è stato lui) a sollevare una polemica del genere ha semplicemente fatto una stronzata colossale. Tu, adeguandoti (in nome di che, della polemica fine a se stessa?) ne hai fatta, sorry, un’altra.
Attendo con ansia di poter provare il tuo aggregatore, ok?
Anche noi di Bloggers.it siamo in prelancio ma non presenteremo alcun servizio ai BarCamp. Ho già preso le misure con FON. Al BarCamp non si dovrebbe fare pubblicità, abbiamo tanti canali per farla, si dovrebbe, invece, condividere esperienza che, anche se proveniente da un’attività commerciale, ha un effettivo valore per i partecipanti. IMHO naturalmente.
Questione di chiarezza. I vari *Camp sono eventi aperti, quindi passibili di operazioni di marketing (più o meno evidente)? O sono incontri semi-privati tra blogger che confrontano le proprie esperienze e approfondiscono temi?
Nessun problema in entrambi i casi:
- il marketing non va demonizzato, e conoscendo bene Totanus non penso sia questo il senso della sua critica;
- d’altra parte forse si sente il bisogno di un momento d’incontro “rilassato”, all’interno del quale si abbia per una volta la percezione di non avvinghiarsi nelle solite dinamiche commerciali ma ci si concentri sui contenuti.
Vorrei riportare un po’ di serenità in questo “dibattito” anche se ero assente al BarCamp ma il mio è un ragionamento di fondo.
Per quello che ho compreso Tombolini con l’azienda che rappresenta era uno sponsor di fatto che ha consentito ai blogger di assaggiare i suoi prodotti e quindi a mio modesto avviso ha fatto un’operazione non solo intelligente, ma anche molto apprezzata.
Per il resto reputo molto sterili le polemiche da parte dei puristi che dicono che al BarCamp non si possa parlare anche di temi economici di marketing e di prodotti, è ovvio che è una questione di buon gusto e di stile. Se lo scopo è promuovere un prodotto sono assolutamente d’accordo con tutti. Se invece lo scopo è raccontare un’esperienza, una case history che ruota ad intorno ad un prodotto è diverso. Credo che ogni intervento debba essere valutato di volta in volta.
Capisco i toni un po’ risentiti di Marco a cui si è fatto un processo alle intenzioni senza aver ascoltato il suo intervento, per ragioni che mi sfuggono, proprio da parte di persone che poi non sono nemmeno intervenute e che oggi hanno la possibilità di ascoltare il suo intervento registrato da Radio Radicale e di dire se il loro giudizio è confermato oppure no (un po’ di onestà ci vuole).
La discussione in rete è fondamentale, ma lo è anche la sperimentazione, che ovviamente comporta il fare errori. Vedo la critica come stimolo a fare meglio e non come momento distruttivo.
Non so nulla della polemica alla quale accenni, non so nulla dei fatti che precedono il barcamp. Leggo però il tuo post e ne sono interessato.
Mi sono fatto le tue stesse domande.
La mia presentazione a Roma si chiamava “Apple Aperture, come lo uso io”.
Certo, Apple è così grossa ed io così piccolo, che non ho corso certo alcun rischio di sospetti di marketing. Ma in tutti gli altri casi? In cui la distanza tra il prodotto e il blogger è molto minore, in termini di prestigio e diffusione?
Come regolarsi?
A me pare che nei barcamp si parli del mondo da una prospettiva digitale. L’oggetto del barcamp, ora che ho seguito tutti quelli tenuti in Italia, è il racconto di come connettiamo le esperienze più varie con la rete e con il digitale.
Nella fotografia, il mio campo, si tratta di tradurre in pixel sullo schermo un’estetica. La mia soluzione è stata di presentare uno dei mezzi per farlo, un programma, di trattarlo hands on. Quindi devo fare nomi, perché voglio parlare di qualcosa di concreto, che permette di tradurre in pixel, visibili a tutti, un’idea – estetica in particolare.
Nei barcamp, io credo, insieme alle idee vogliamo cose su cui mettere le mani, com’è nella natura della gente che li anima.
Il confine etico, tra la presentazione di un prodotto e l’offerta di un uso a cui corrisponde un prodotto, secondo me sta nella propria visione del concetto di hands on, quindi nelle scelte conseguenti.
Voglio parlare in modo ancora più diretto. I fatti sono questi, quando Marco ha organizzato il MarketingCamp come camp chiuso in cui i professionisti del marketing e della comunicazione si sono confrontati è stato criticato perchè ha organizzato un evento chiuso. Quando vorrebbe partecipare ad un evento come il BarCamp che è per definizione aperto, parlando di temi legati al mondo del marketing e della comunicazione che interessa a qualcuno, ma non a tutti, viene nuovamente criticato.
Facciamo un po’ di chiarezza, se un evento è aperto non si può parlare solo di codice o degli argomenti che interessano ai “talebani della rete”, si da spazio a tutti e ognuno parteciperà alle sessioni che maggiormente riterrà più interessanti, altrimenti si abbia il coraggio di organizzare eventi chiusi ad invito nei quali limitare la discussione agli argomenti che si preferisce. (il marketing è rigorosamente vietato).
Vedo riempirsi la bocca di concetti come condivisione, sharing, ma vedo solo chiusura e ottusità. E’ assoluamente evidente che l’autospottone non è MAI gradito, ma da qui a non poter parlare di temi anche economici che riguardano il mondo delle aziende ce ne corre. C’è gente che in rete lavora e si crea delle professionalità.
Non amo nemmeno i messaggi incrociati, le allusioni, le mezze frasi, tra blogger che si strizzano l’occhietto. Prima si attacca e poi si dice, che si è scherzato perchè come si sa il nostro blog è solo un gioco. Per qualcuno non è così è più di un gioco.
Invito a chi non lo ha fatto di ascoltarsi l’intervento di Marco al BarCamp che è stato registrato e di partecipare alla conversazione.
http://www.radioradicale.it/schede/view/id=215843/barcamp-roma-2007
Io sto ascoltanto tutti gli interventi.
Stefano (Vitta) hai perfettamente ragione, non bisogna MAI fare pubblicità durante un BarCamp, ma se vedi le discussioni in rete, qualcuno non vorrebbe che si parlasse nemmeno di modelli di business o di prodotti in senso ampio. Personalmente non avrei nulla in contrario a sentire l’esperienza di una startup italiana.
http://www.youtube.com/watch?v=tquSRFKuv4Q
E’la prima volta che leggo un tuo post, ma mi è piaciuto per cui ti ho anche linkato (se vuoi è gradito analogo comportamento da parte tua- il sito è Brain 2 Brain).
In quanto all’argomento da te trattato, credo che purtroppo il Blog non possa cambiare l’animo umano, per cui l’invidia, l’arroganza, l’opportunismo e vedi tu quant’altro saranno sempre una costante con e contro cui confrontarsi.
Un saluto.
Mario sono d’accordo con te! Un vecchio detto dice “la lingua batte dove il dente duole”..e quanta invidia trapela da alcuni commenti. Che pena, poveri ragazzi che non riuscedo a inventare e ad essere nulla sfogano la loro rabbia su chi invece fa tante cose. Come nella vita vera, anche qui queste persone rimangono degli sfigati.
Marco, io ho provato risentimento.
Prima di tutto perché chi divide il mondo in due parti generalmente mi sta un po’ sulle balle (vedi Bush, Berlusconi e gentaccia simile).
Secondo perché un’opinione è valida finchè non è mutuata da canoni e “lezioni” che vengono enunciate come verità assolute.
Ognuno ha la sua esperienza e il suo approccio alla vita reale, ludica o professionale che sia.
Non so cosa sia successo a Roma, so solo che forse l’approccio poteva essere adattato alla filosofia del barcamp (da subito) e quindi capire (da subito) che con il mondo reale BarCamp ha molto a che fare proprio perché ne è totale espressione. E ai BarCamp non ci sono solo personaggi geek o giovinastri senza esperienze, ma anche personaggi assolutamente autorevoli.
Ma è anche vero che chi dichiara la propria autorevolezza spesso dimostra di esserne privo.
Scusa il tono, ma il tuo post mi ha lasciato molto molto amareggiato.
Axell,
grazie del tuo commento. Non credo che tu abbia inteso correttamente quanto ho scritto. Forse perché ti manca qualche riferimento (lo dici tu che non hai capito bene cosa è successo), tuttavia devo dirti che sono un po’ stanco di spiegare, rispiegare, far notare cosa ho detto e cosa non ho detto, cosa intendevo e cosa non intendevo.
Io sono uno che si espone e nel farlo lascio la mia traccia dapperutto, gratis, senza remore.
Se vuoi capire cosa penso e cos’è successo al BarCamp, basta volerlo fare. A partire dai miei post, passando per i commenti, e finendo nei link dei trackback.
Quando ho commentato la tua iniziativa Marco non conoscevo quelle degli altri. Devo perciò dire che leggendo il tuo post son rimasto ramamricato,perchè in tal modo non ho potuto fare un confronto tra chi presentava diversi prodotti,diverse idee.
Ognuno porta l’acqua al suo mulino,questo è vero,ma nulla vieta di proporre qualcosa che ritiene interessante: altrimenti non ci dovrebbero essere presentazioni su software,servizi. Da quel poco che ho visto nei video ci son state discussioni interessanti: come ho scritto in qualche altro blog,avete mai letto o visto cosa accade nei BarCamp esteri ? Spero di parlarne presto in un post.
Dario,
forse non sono stato chiaro nel post…
Quando scrivo “C’era chi andava in giro con nuovi aggeggi hardware, magliette con sponsor everywhere, presentazioni di nuovi servizi, nuovi libri, nuove aziende e grandi spottoni di autopromozione.”
Non intendo dire che non va bene. Intendo solo dire che io sono stato criticato quando ho annunciato che avrei presentato un nuovo servizio online, mentre altri l’hanno fatto senza annunciarlo.
Qualcuno ha detto: se non l’avessi annunciato non ci sarebbero stati problemi. Ma ripeto ancora una volta (poi credo di finire le energie), il punto non è nella mia non presentazione, ma nel principio, in quel nichilismo intellettuale che mi fa tanto male…
Credo invece che l’annuncio sia stato corretto da parte tua: non ti ho frainteso,non discuto per ora su ciò che è bene fare,ma su è stato fatto. In tal senso ho sottolineato la mancanza alla fine di un confronto tra le diverse iniziative.
Marco,l’importante è che il nichilismo intellettuale non finisca nei BarCamp,altrimenti non si ottiene nulla di costruttivo: parlavamo proprio tempo fa di condivisione,di costruire qualcosa oltre i camp.
La mia visione è decisamente liberale. Sono dell’idea che il BarCamp sia fatto anche dal pubblico: se l’argomento è interessante per qualsiasi motivo se ne può parlare liberamente. Se pubblicizzo i miei biscotti di pastafrolla vai tranquillo che nessuno rimarrà ad ascoltare, se parlo di lettori ebook e porto esempi pratici, anche se sponsorizzati, ben venga. Poi è il pubblico che decreta il successo di una conferenza. In tutti i BarCamp ci sono stati speech pubblicitari, non capisco tutta questa indignazione.
Samuele,
sono felicissimo di leggere finalmente un pensiero liberale, aperto e senza pregiudizi.
Grazie.
Hai ragione, e infatti sto cercando di capire…
Ma non mi è piaciuta per niente la frase:
“Oggi la blogosfera si divide almeno in due: chi questo l’ha capito bene, e chi no”…
Le sfumature in mezzo sono la cosa più importante, non gli estremi.
Anche io mi sono rotto.
Pure tanto.
A questo punto, per assurdo, anche se non ci fossero più Bartuttoquellochevipare, io voglio lavorare e collaborare con chi ne ha voglia, contattarli, organizzare una pizzata e invitare quelli che hanno voglia.
Gli altri si facciano la loro vita.
La collettività è fatta da chi partecipa, non da tutti.
La democrazia reale è una pura utopia in fondo, tant’è che, in regimi di quel tipo, c’è sempre maggioranza e opposizione!
Se ci saranno degli eventi, io parteciperò di sicuro, ma da spettarore parlante e senza fare troppi commenti. Faccio il mio e via..
Un saluto a tutti.
Passo e chiudo.
Cavolo ancora non sono riuscito a postare i miei commenti otre polemica sulla giornata e non mi va neanche più di farlo.
Caz*o!
Axell,
le sfumature sono fondamentali. Infatti non ho scritto che si divide in due, ma “almeno in due”. Non è un sofismo ma una differenza fondamentale.
Però io non capisco. Hai detto che avresti presentato un prodotto. Un paio di persone ti hanno criticato. Hai deciso di non presentarlo. Hai liberamente deciso di non presentarlo, o sbaglio? Per me dovevi fregartene delle critiche, soprattutto se non le condividevi.
Mafe,
hai ragione. Dal punto di vista pratico è così.
Però il motivo per cui avrei presentato un prodotto non era fine a se stesso. Come dicevo in quel post, era un modo per sperimentare una formula che poteva essere interessante per i media mainstream e quindi far scrivere del BarCamp. Proprio come accadeva/accade per le varie manifestazioni di settore. “A SMAU hanno presentato XXX” da visibilità anche a SMAU stessa, etc etc… Questo è il principio per cui volevo presentare il prodotto web 2.0 di cui mi sono occupato della versione italiana.
Non fine a se stesso (come a volte ho visto inutilmente fare davanti a un bacino d’utenza identico a quello del proprio blog), ma al fine di cercare nuovi modi per far crescere i BarCamp.
Non so più con queli parole ripetere questo concetto che puntualmente viene travisato.
mmmh, ma sei sicuro che il barcamp abbia bisogno di aiuto per crescere? (domanda non retorica)
Si. Come tutte le cose.
Credo sia questo il punto di dissenso. In rete il valore emerge spontaneamente e molto spesso forzarlo fa più danni che benefici (i molti articoli usciti sul BarCamp non sono stati stimolati da nessun ufficio stampa, per fare un esempio concreto). Puoi non essere d’accordo, però mi sa che ne stai avendo una dimostrazione in diretta.
Mai parlato di comunicati stampa.
Secondo me non hai capito il senso di quel che ho scritto. Nulla di personale, ma non ce la faccio più a spiegare daccapo…
Marco, quello degli uffici stampa era solo un esempio. Mi dispiace di non capirti, dai che il prossimo è tra neanche un mese
@cristina
Grazie, ma non essere così dura nei commenti…
Un abbraccio
@Marco
non mi hai risposto, forse eri troppo indaffarato ad “azzuffarti” eh eh…
Gradito un riscontro.
GRAZIE.
MarioES,
sono daccordo con te. L’animo umano si esprime “bene” anche nel digitale…