Carta e penna 2.0



Convegni sulla Rete collaborativa, sul web 2.0, sul digitale, sui nuovi device… Dove rigorosamente tutti usano carta e penna per prendere appunti.

Oggi ero al Politecnico a un convegno sul web 2.0. Molta gente che ne parla. Pochissima quella che lo frequenta davvero.

Una sala gremita, solo 3 computer aperti. Centinaia di penne. E quello era il popolo del web 2.0 fisico.

Quelli del web 2.0 vero stavano condividendo migliaia di informazioni in più, usando i mezzi specifici, di condivisione, di partecipazione.

Nei convegni, oltre ai filosofi che non si sporcano le mani - perché in fondo quella è roba per tecnici o per ragazzini - ci sono anche i praticoni. Una nuova specie di relatore che, avendo scarsa cultura e dovendo adeguarsi ai tempi, decide di prendere la strada del “punto di vista pratico dell’utente che in fondo cerca solo il porno”. Che insieme ai “commerciali” sono i più perniciosi per la diffusione della cultura digitale.

I primi perché abbassano il livello in un momento in cui invece bisognerebbe acculturare invece che accondiscendere all’ignoranza diffusa. I secondi perché devono vendere i solo prodotti “finto web 2.0″, che spesso consistono in accrocchi web 0.5 che la platea (li per capire) assume come prodotti di alto livello, specie se l’organizzatore è autorevole.
Stavo per aggiungere “o il patrocinatore” ma ultimamente basta dire di avere un’associazione per farsi accettare come patrocinante. Non c’è più religione direbbe mia nonna. Ma per scegliere bene bisogna conoscere bene. Quanti sono in Italia oggi quelli che “conoscono” bene?

Solo una categoria: gli users!

Grazie a loro fortunatamente il web 2.0 esiste davvero e la sua vera forza sarà quella di spazzare via tutta la fuffa. dalla migliore alla peggiore. Già, perché in Italia è il paese in cui c’è anche buona fuffa. Alcuni la chiamano meno-peggio. Di solito è la più blasonata. Quella che magari ne sa poco, ma almeno parla italiano, non fa grevi commenti sulle signore presenti appena si è solo tra uomini e ha una sua vera professione. Una volta chi non l’aveva e giracchiava per convegni di vario genere a trovare business aveva un nome e si chiamava faccendiere.

Ebbene, dicevo che il web 2.0 spazzerà via la fuffa perché non c’è spazio per chiacchiere e cellulosa. Non c’è il tempo mentale per descrivere o misurare quello che si fa. Si fa e basta. Una volta si diceva “chi non sa fare insegna”. Bei tempi. Ora non è più così, ora “chi non sa fare, fa finta di fare”.

Il vento del mondo 2.0 è un vento veloce. Nei suoi turbinii porta con se nuovi stili di vita e di lavoro in cui l’uno si confonde con l’altro. Oggi ho sentito misurare il tempo libero e il lavoro. secondo il relatore ognuno di noi ha 50 ore alla settimana di tempo libero (escluse le ore di sonno). Io non so quanti dei miei lettori che lavorano (implicito nel concetto di tempo libero, altrimenti genererebbe una contraddizione) hanno veramente 50 ore di tempo libero. Se poi fai il libero professionista o l’imprenditore (che poi oggi è la stessa cosa) succede che, come me, in un giorno io ho 16 ore di tempo libero, 16 ore di lavoro e 8 ore di sonno. Ecco come comprimere il tempo.

Alcuni signori pensano che la nuova risorsa, il nuovo valore sia il tempo libero, o il tempo in genere. Ma non è così. non come lo percepiscono loro almeno.
Loro sentono la pressione del tempo perché il mondo che vive 2.0 gliela fa sentire. C’è chi va ad altre velocità. Ma con leggerezza. Conosce bene i nuovi strumenti e li guida come un pilota di inizio secolo che superava le carrozze trainate dai cavalli. Per alcuni erano affascinanti e irrinunciabili. Quegli strani tecnologi che li superavano erano in fondo dei fissati della meccanica, che muovevano strane leve per far avanzare quelle poco aggraziate carrozze senza futuro.

Io ai convegni apro il PC, prendo appunti con mindmanager (o Freemind). Alla fine ho una mappa strutturata di quel che è stato detto, non un foglio di carta non indicizzabile che si perderà tra le scartoffie della mia scrivania. Poi lo condivido coi miei amici e colleghi. Prende vita, magari diventa un pezzo di un’altra mappa, di un’altra ricerca, di un libro.

Oggi Luca Conti ha pubblicato una foto scattata presso Yahoo in una riunione sul web 2.0. guardate bene cosa c’è sulle scrivanie… Credo che lui non l’abbia scattata notando quello, ma io è quello che ho notato.

La WiFi non la mettono mai o è chiusa, tanto a che serve? E poi crea problemi di security dice il resp. dei sist. informativ. digital. avanzat. centralizzat.

Comprate una linea ADSL separata dalla vostra supersicura rete interna , spendete 20 euro al mese e fornite un degno servizio ai vostri ospiti, dico io!

Poi con la modica cifra di 1 triliardo di euro a KB (gli operatori fatturano così in un paese dove nessuno capisce cosa sia un KB), col PC guardo le email, chatto coi coders (ah, da un po’ lavoro anche coi vientamiti per la felicità di chi si scandalizza). Quando sono fortunato lo faccio con altri amici presenti. In Italia è impossibile, se non in alcuni barcamp, chattare sui tempi del convegno. Alcuni relatori la vedrebbero come una forma di maleducazione.

La settimana scorsa ero a un convegno sull’innovazione in cui un relatore, giuro, si è presentato con le slide di carta. Stampate. che leggeva da se mentre parlava. Erano slides contenenti grafici e percentuali. Assolutamente incomprensibili dall’audience. Ma lui proseguiva imperterrito coi suoi lucidi. Ah già perché ho notato che un’altra forma di snobismo è quella di chiamare lucidi le slides. Un po’ per italianizzare, un po’ per creare l’effetto 24 ore rovinata del medico decano.

Viviamo in un momento in cui si parla di innovazione perché è di moda parlare di innovazione.

Oggi un relatore “web 2.0″ ha descritto i Wiki come delle enciclopedie condivise online! Siccome è anche quello, non si poteva contraddire, ma i miei lettori non avranno difficoltà ad andare oltre e cogliere la superficialità che sta dietro.

Come ai tempi della new economy (N.d.A. argh i case dei notebook non li fanno più di ferro!) tutti si stanno buttando qui dentro. Agenzie che vendono per web 2.0 pure le email.

Signò, la vulisse una emaille duepuntozzero? La nostra agenzia è un’agenzia web 2.0, a presente second life?
Ecco, noi facciamo sponsorship li. Ma signò, il 2.0 non è solo questo, eh no! Ci sono anche il cellulari, eh già, che al costo di un SMS ti mandano una suoneria personalizzata, condivisa e partecipativa!
Ci mandi una email a info chiocciolina studiodisoluzioniavanzatedigitali.it il sito è in costruzione, ma signò, sa com’è no? il calzolaio ha le scarpe rotte, si sa… ah signò, un ultima cosa, lo vulisse un blog?

Reader Comments

Mi sembra che il tuo tipo di rabbia si avvicini parecchio alla mia.

Senza considerare che alla gente normale, tutte queste cose “avanzate” come l’e-mail, un sito web, l’home banking, i servizi “verticali” con contenuti dati da un qualcuno centralizzato fanno già paura.

E’ necessario che alla gente “normale”, di tutti i giorni, venga spiegato che cose come “la fila in banca”, “l’impiegato non c’è, richiami domani” sono cose che non hanno più il diritto di esistere.

grazie a questa “cosa” chiamata Internet (e non inter-net per favore!) i tempi e le distanze si annullano, non solo per inviarsi l’ultima foto stupida della montagna e del mare ma per scambiarsi la conoscenza, le esperienze, la cultura.

Siamo così fortunati da avere tutto questo, e stiamo lì come dei pirlotti a guardare il grande fratello o un, due, tre stalla…

Il massimo della collaborazione è dare un euro per votare col tasto verde del telecomando del digitale terrestre.

Svegliamoci, l’unica arma che abbiamo contro l’ignoranza e la schiavitù (in senso lato , spero) è la conoscenza.

P.S: la foto di flickr su Yahoo è terrificante, riesco a immaginare i discorsi e mi vengono i brividi.

Sicuramente questo è uno dei post 2.0 piu’ interessanti.
Quando si iniziava a parlare di 2.0 la mia preooccupazione era appunto questa: un insieme di gente che si riteneva 2.0 giusto per fare business o per darsi una nomea in più.
Per fortuna che con un bell’aggregatore RSS si riescono a seguire tutti coloro che sono realmente 2.0, altrimenti sai te che confusione nella mia testa…
Però carta e penna a volte sono comode comode ;) E chi usa carta e penna non può essere reietto in 1.0 :)

Mi verrebbe da difendere carta e penna. Ma dovrei sperimentare l’”altro” prima.

Mi è dispiaciuto non esserci stato agli incontri al Poi sul web 2.0, ora stiamo facendo qualcosa del genere anche noi studenti. Se ti va passa pure a darci qualche consiglio. In università il web 2.0 dovrebbe essere molto più naturale di quello che è adesso.

Questi tuoi post sono i migliori Marco!
Secondo me il vero problema è che l’italia è fatta di vecchi. Vecchi dentro intendo, quelli che preferiscono “non rischiare mai” per tenere le chiappe al caldo… è la stessa mentalità che gli impedisce di imparare ad usare un palmare ad esempio.

la conversazone finale mi ha fatto piegare ma ti prego dimmi che è inventata perchè se è successa veramente mi lancio dal balcone di testa :-D

Sì, ma visto che ti stai sfogando, perché non sveli a noi umili user 1.0 che si avvicinano al 2.0 per curiosità chi è fuffa e chi no?
Dacci i nomi dai!

In tempo reale: il mio collega vicino di scrivania ora ha appena chiamato un cliente che non sa aprire un file zippato. Soluzione: ci deve mandare fisicamente un tecnico per eseguire la delicatissima operazione. Ieri: mi chiama una amica di un amico che doveva cercare sul web degli indirizzi a cui inviare una comunicazione via email. Le ho suggerito di provare con Google. Non lo aveva mai sentito e ho dovuto farle lo spelling (due volte).
Il punto è IMHO che in Italia siamo analfabeti informatici. Se non conosci la lingua non puoi parlare e farti capire. Figurati “conversare”, fare “cose 2.0″. Mi piacerebbe fare una sorta di quiz, tipo quello della patente, per verificare alcune conoscenze, prima di dare la parola o invitare qualcuno a un convegno 2.0
Tipo (in ordine sparso): cosa vuol, dire *.*? Cos’è un file batch? Cosa sono IRQ e DMA? Cosa sono i Layer ISO OSI? Cosa vuol dire three-tier? Cosa è XML? Et similia…
Poi possiamo parlarne…

Federico,
se hai voglia/tempo tiri giu due domandine e le pasti qui nei commenti? Magari con l’aiuto di altri possiamo redigere un bel test voight kampf come quello che facevano a Blade Runner. Poi ne faccio una paginetta web da dare ai candidati dei prossimi covegni ;)

Interessante punto di vista, mosso forse da rabbia? Perchè tanta ostilità? Condivido la perplessità scaturita dal fatto che i relatori parlavano senza cognizione di causa, ma non credi che scagliarsi sul pubblico - così variegato - sia esagerato? Si forse mi sento un pò chiamata a rispondere x’ero presente al convegno e non avevo un pc .. ma i motivi possono essere tanti!:)
A parte questo, credo che sia interessante la tua riflessione sul tempo (bell’esempio!).. e credo che conoscere gli strumenti sia indispensabile per essere veloci. E forse per questo motivo che la maggior parte delle aziende non investe in strategie innovative?O si tratta della fax generation?

Ho trovato il post e i commenti molto interessanti.
Quello che emerge è, purtroppo, un quadro di una realtà molto statica e fondata sull’espediente.
La predisposizione tutta italiana di fare business su tutto quanto “tira” ( i reality ne sono una prova ) non aiuta gli utenti ad avvicinarsi alle potenzialità della Rete e sopratutto non elimina dai convegni e da molte postazioni di comando persone che non hanno reale conoscenza degli strumenti e delle loro potenzialità.
Mi chiedo se, a volte, agli utenti interessi davvero la partecipazione in rete o non preferisca, ahime, un reality in TV…

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