Alcuni mi considerano un futurologo, ovvero qualcuno capace in qualche modo di prevedere il futuro.
La realtà è diversa, io sono un visionario, nel senso proprio del termine, ovvero uno che il futuro lo vede o crede di vederlo.
Ultimamente qualche blogger frustrato mi chiama “il profeta” , ma si sa, non si deve piacere a tutti, anzi, più ti ci avvicini più le tue idee saranno annacquate dal populismo ammiccante che ora va molto di moda tra i blogger più popolari.
Dopo il digidelirio paraprofetico che sta per svolgersi su questo post, i più scorbutici avranno un travaso di bile, specie chi una “Mattina” si accorgerà che nella bassezza di un iracondo livore non aveva verificato bene la sua delazione per cui, ahimè, nel sito del Mensa il mio nome è li, in bella vista, malgrado egli sostenesse che io fossi un millantatore di tale appartenenza e di cotanta virtù a lui evidentemente sconosciuta.
Se il lettore non sa a cosa mi riferisco, sappia che si tratta di misere vicende tratte dal condominio blogger.
Se il lettore invece ricorda l’ignobile thread di grevi e gratuiti commenti sulla mia persona intessuti presso Qix (l’ironia della sorte vuole che il nome del blog contenga l’acronimo del famigerato Q.I. ma seguito da una X), può farmi compagnia sul bordo del proverbiale fiume che frequento da tempo con grande soddisfazione e su cui assicuro la presenza di una comoda WiFi aperta e vista sul trafficato passaggio pluviale.
Miserie a parte, il fatto vi è che mi trovo spesso a dover rispondere a domande imbarazzanti. Oltre alle prime in classifica quali “come si guadagna con Internet?” o “Come si fa ad apparire primi su Google?” ce ne sono altre, più acute ma non meno impossibili.
Recentemente mi hanno chiesto quale sarà il futuro dei negozi fisici quando il digitale, e quindi l’e-commerce, sarà pervasivo di tutte le classi sociali e culturali.
Una risposta plausibile richiedeva un volo di fantasia ben più grande di una visione razionale.
Il segnale elettrico tra le sinapsi è partito dalla trasposizione iperbolica del mio stile di vita -che è notoriamente molto digital addicted-, è passato dall’immaginazione di un e-commerce spinto in cui comprare online per le più piccole esigenze quotidiane.
Provate a immaginarlo anche voi; probabilmente, così come è successo a me, il sogno full-digital si arenerà contro un furgoncino di DHL.
Ecco dov’è il futuro dell’e-commerce: nelle consegne e nella logistica che ne consegue.
Se tra 20 anni mentre starò lavorando mi si romperà un hard-disc o il mouse cosa potrò fare? Ordinarlo online e riceverlo in pochi minuti? Forse si, sino a quando si tratterà di un mouse o di beni di primo consumo.
Ma quando vorrò ricevere subito quel campione da quell’azienda romana? O quando dovrò inviare ad aggiustare urgentemente il mio “multicomando”? –un device esotico di cui ancora non si conosce il vero scopo ma futurologi affermati sostengono che sarà il nostro terzo braccio- (N.d.A In realtà è frutto della mia fantasia non cercatelo su wikipedia).
Il pensiero mi è caduto su un sistema ormai in disuso ma che ha rappresentato l’innovazione spinta per alcuni anni. La posta pneumatica.
Un sistema di tubi che attraversava muri e piani delle aziende, con all’interno delle navicelle cilindriche capaci di trasportare documenti e piccoli oggetti grazie all’aria compressa che veniva spinta nei tubi.
La direzione e il destinatario venivano impostate grazie a vari sistemi che a volte consistevano in scanalature programmabili che guidavano il contenitore così come lo fanno gli scambi dei binari del tram.
Immaginate ora un sistema di trasferimento fisico come quello ma esteso a scala cittadina, nazionale o, perché no, tanto le visioni sono gratuite, mondiale. 30cm. di diametro potrebbe essere lo standard per trasportare qualunque cosa da una parte all’altra del mondo.
Così come lo sono i container per il trasporto internazionale, la nuova posta pneumatica lo potrebbe essere per i micro-delivery. Magari l’aria compressa potrebbe essere sostituita con la sospensione magnetica sottovuoto. Un MagLev in miniatura. Un TubLev.
Un tubo da 30 cm. passa quasi dappertutto e domani potrebbe diventare una sorta di servizio universale, così come lo è oggi l’elettricità e l’acqua. Internet non lo è ancora, ma spero che lo diventerà presto, con grande felicità degli amici dell’associazione anti-digital-divide.
Domani ci saranno i TubLev divisi, quelli che non potranno ricevere nelle zone rurali in pochi secondi quel fantastico burro salato provenzale comprato in Rete, o peggio quelli che non potranno ricevere quell’importante medicinale perché il TubeLev non copre ancora la loro zona.
Forse mio figlio lo userà e mio nipote nascerà col TubeLev così come oggi i bambini nascono col cellulare.
Oppure si tratta di un semplice incidente sinaptico e la posta nel tubo a levitazione magnetica rimarrà nell’archivio di questo blog per la felicità di qualche collezionista di post modernariato digitale o al massimo si guadagnerà un bel posto tra i coraggiosi della rubrica “Brevetti”, “Questo l’ho inventato io” –o come si chiama- della seconda pagina di Focus.
Ha un senso il tubo oppure no? Ai posteri l’ardua sentenza. Anche se “ardua” mi sembra azzardato, ma così il Manzoni scrisse, e dopo il tubo pure un sacrilegio sarebbe troppo.
L’ultima volta che ho osato fare una citazione: “Nessuno è profeta in patria”, i meno colti l’hanno attribuita addirittura a me, pensando a un eccesso di Ego. Da li il “profeta”.
Questa volta sarà divertente beccarmi del “postero”





Davvero non male l’idea del tublev. Ammetto che il fascino della levitazione magnetica applicato all’esigenza quotidiana di avere in pochi minuti quel diavolo di banco di ram che si e’ appena bruciaata e’ suggestivo.
La logistica e’ sicuramente una componente indispensabile per la nostra quotidianità futura, ma se devo essere sincero, sono già molto soddisfatto del fatto di poter ricevere merce dagli USA overnight (non ricordo esattamente quale servizio UPS mi consenti di farlo, una sola volta, ma ricevetti il collo attesa entro meno di 18 ore dall’ordine oltreoceano).
Uhm… perché “nemo profeta in patri” a non era una tua personale riflessione?
Non mi sembra uno scenario tanto peregrino. Ricordo che mesi fa vidi un’intervista ad un paio di persone che collaborano a questo progetto che mi pare traduca in realtà la tua visione: http://www.pipenet.it/
…ed è pure italiano!
per prima cosa ti faccio i miei complimenti per come scrivi, sei un genio solo per questo.
riguardo al TubLev:
Non so se hai mai visto quel cartone animato ideato dai creatori sei Simpson, FUTURAMA.
Si svolge nell’anno 3000 e funziona tutto in posta pneumatica, addirittura ci fanno viaggiare anche le persone nei tubi
Forse non sei il primo ad aver avuto tale “visione” profetica!
Una cosa mi rattrista: calcolando che a casa mia (milano) non è ancora arrivata nemmeno la fibra ottica il TubLev non lo vedro’ mai di questo passo…
e forse nemmeno mio nipote!
Frangino, hai ragione, è lo stesso concetto. Thanks. Ora me lo leggo con calma.
Marco, vorrà dire che farò lo strudel a forma cilindrica, sennò come ci entra nella posta pneumatica
A parte gli scherzi, sono d’accordo con te, la logistica è il problema, ma non solo dell’e-commerce, anche del commercio tradizionale. Anche per questo nascono, in funzione di concentratori, una serie di intermediari: distributori, agenti, stoccatori: e ognuno aggiunge i suoi costi al prezzo finale di vendita. Sino a che il costo della distribuzione non diventa più alto di quello di ordinare direttamente dal produttore e sostenere i costi di spedizione. Ed è allora che l’e-commerce conviene. Chiaro,no?
Esempio: io su http://www.fiordimela.it vendo strudel della Val di Non (a detta di chi lo ha provato, credetemi) buonissimo, curatissimo nella confezione. Applico un margine ragionevolissimo ai miei costi, non ricarico sui costi di spedizione. Risultato: per uno strudel fatto in giornata artigianalmente, con una scatola di legno fatta a mano e marchiata a fuoco, chiusa con la ceralacca, da 800-900 grammi (per 7-8 persone) spendi 16,50 euro + 8 di spedizione IVA inclusa (= 24,50).
Immaginate se dovesse remunerare anche agenti, distributori, punti vendita etc etc quale sarebbe il suo prezzo finale? Almeno 35-40 Euro (a conti fatti).
Credetemi, il trade-off è:
costi di spedizione inferiori a costi di distribuzione.
E anche sull’alimentare penso l’e-commerce abbia le carte in regola per farcela… Ciao!!
a regà, la posta pneumatica andava bene il secolo scorso. Oggi sarebbe improponibile per via dei costi. Già fanno fatica a portare un tubicino di fibra e voi volete sventrare le città con un tubo da 30 cm?
I trasporti a lunga distanza funzionano bene ormai, il guaio è sempre “l’ultimo miglio”.
Ti arriva il pacco da Newyork in 12 ore, ma poi ci mette una per arrivare dalla dogana a casa tua.
Una cosa che non ho mai capito è i corrieri che magari passano tre volte a casa tua senza trovarti perché non sanno dirti quando vengono.
Tre viaggi a vuoto invece di uno solo. Quanto costa?
Lascerei stare le beghe da blogosfera: l’accusa che ti si faceva era quella di essere poco profeta in quanto secondo alcuni TuoVideo è soltanto una copia di un servizio già esistente,ma soprattutto già vincente.
L’idea della posta magnetica non è nuova però è di certo affascinante: ci sono libri,videogiochi,film dedicati a questa idea. In fin dei conti è vicino al concetto di Rete se ci pensiamo bene: Frangino ha segnalato proprio il progetto che lessi tempo fa. Peccato che non ci sono aggiornamenti recenti.
Marco, qualcuno che conosco bene, e che fa questo di mestiere (direttore commerciale per l’Italia di un corriere internazionale, una multinazionale che tratta specialmente documenti) diceva che il sistema era obsoleto circa 20 anni fa. Boh, mi pare un’idea lanciata lì per ridere, per fare notizia..:)
boh/orientalia, certo che la posta pneumatica è obsoleta. Anche la posta cartacea se ci pensi lo è. Nel momento in cui tutti avremo un terminale in casa, tutto questo spreco assurdo di carta non avrà più senso.
Per le spedizioni fisiche ho l’impressione che i corrieri che arrivano a casa non siano la soluzione migliore: costano un sacco di soldi e c’è sempre la complicazione di farsi trovare.
Forse il compromesso migliore è una rete simile a quella delle Poste, con centri di raccolta sparsi sul territorio. “L’ultimo miglio” in fondo lo possono fare i clienti andando a ritirarsi personalmente il pacco quando vogliono loro, a minor prezzo della consegna a casa. O no?
Puoi sempre fare “Mio Tubo”… e rilanciare il servizio
Visione per visione penso non sia meno improbabile questa poiché coerente con la nuova realtà produttiva, ovvero la comparsa di figure dal duplice ruolo di produttori/consumatori e la sempre maggiore importanza di prodotti personali e una sempre più pressante richiesta di cambiamento della gestione della proprietà intellettuale.
In breve, invece di spostare i prodotti finali si sposterebbero i progetti, ed i prodotti sarebbero creati direttamente dal consumatore con un “Personal Fabricator”.
Ovviamente non si potrebbe fare per prodotti non elettronici, ma nondimeno, considerando che è un progetto del MIT, è probabile che abbia importanti sviluppi.
Due articoli analisi ad esso legati.