L’educazione
Più passa il tempo e più si perde uno dei valori più importanti della società: l’educazione. Quella di base, quella che dovrebbero trasferire i genitori. Quell’insieme di regole e “consigli” per rapportarsi bene con il prossimo, per rispettarlo.
Il denaro ha vinto.
Due secoli fa un uomo molto ricco ma maleducato era visto comunque con disprezzo. Oggi abbiamo modelli che professano il contrario. Da Briatore a Simona Ventura, sono molti i cattivi esempi che fanno male alla società.
Non mi riferisco a chi mastica il chewing gum, o peggio a chi lo fa con la bocca aperta, ma a chi non è capace di rapportarsi con rispetto verso il prossimo perché, povero, non ha ricevuto le basi adeguate, e quindi non sa come comportarsi nelle piccole e grandi scelte che presenta la vita sociale.
Il ceto non è più determinante, anni fa erano pochi gli arricchiti, e le famiglie benestanti trasferivano, prima del denaro, le buone maniere.
Oggi è rara non solo la buona educazione, ma anche chi è in grado di riconoscerla. Si fa molto prima a riconoscere il modello di automobile che si possiede.
Ribadisco, non mi riferisco al saper stare a tavola usando il piattino del pane alla vostra sinistra senza rubare quello di destra, o tenere strette le braccia senza sbattere le posate nel piatto.
Mi riferisco alla base. Al saluto, al ringraziamento, alle scuse e ai complimenti.
Il digitale sta velocizzando le nostre azioni e intensificando le nostre relazioni, e proporzionalmente sta creando nuove occasioni per esercitare maleducazione.
La netiquette non è sufficiente. Applicarla sarebbe già un grande passo avanti, ma serve altro.
Ripeto, mancano le basi.
In Italia l’educazione era affidata alla famiglia, che anche nei ceti meno agiati, vedevano nella buona educazione un traguardo, un’aspirazione per i propri figli, anche quando mancavano le possibilità. Oggi la famiglia è meno presente e meno colta. Non mi riferisco al nozionismo puro, ma alle influenze culturali che per esempio ha visto famiglie contadine dotate di rara classe e signorilità. l’Italia rurale non c’è più, al suo posto è arrivata quella da urlare, come lo stridende e sguaiato strillo della Ventura in prima serata.
Anni fa si sapeva riconoscere un galantuomo, e si sapevano stimare le sue buone maniere, così come oggi i genitori di una giovane ragazza stimano la barca di Britatore.
Uno come lui, facendo le docute proporzioni, nella società degli anni ‘50 sarebbe stato “misurato” subito.
Il digitale aplifica tutto questo.
Per esempio, rispondere alle email non è un’opzione. Si deve fare e basta.
Non ci sono scuse. “Ne ricevo molte, scusa, ogni tanto ne perdo qualcuna” è come dire “Ho fretta, scusa, e per questo parlo con la bocca piena”.
Fortunatamente c’è chi invece riconosce, come una casta, chi è ben educato.
C’è chi riserva grande considerazione per i pochi capaci di scegliere con discrezione come comportarsi in ogni occasione, ben sapendo che si tratta di una virtù che non si può comprare con un affare poco pulito o vincendo alla lotteria del Grande Fratello.
Se il bifolco degli anni 40 era consapevole delle proprie carenze, l’uomo metropolitano del 2000 percepisce il suo atteggiamento nei confronti degli altri, tanto adeguato quanto sono adeguati i cavalli della propria auto o lo è la firma ben in vista sul proprio abbigliamento.
Purtroppo per alcuni, l’educazione è una merce che non si compra in banca e a quelli come me bastano pochi minuti (o pochi bit) per capire da dove vieni o quanta stima meriti.
Purtroppo non è buona educazione essere maleducati con chi non lo è. Questa è l’unica regola che richiederebbe una revisione, alla luce dei tempi che corrono.




Bene Marco. Tutto quello che hai scritto è sacrosanto e, proprio per questo, ti consiglio di dare un’occhiata qui:
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