Non si spedisce in Africa e in Italia!



Chi ha ordinato un libro su Amazon ed è dovuto andare a ritirarlo a Milano Cordusio sa di cosa sto parlando.
Cestoni pieni di pacchetti ammucchiati, con impiegati che ci frugano dentro a caso. Gli impiegati ti chiedono annoiati cosa vuoi, quando gli consegni il tuo cedolino, si girano e a piccoli passi annoiati raggiungono un tavolino dove c’è un librone con dentro annotati a mano tutti i pacchetti che giacciono nei cestoni infernali.
Incominciano a sfogliare, piano piano, con l’indice tengono il segno, riga per riga, poi una leccata al polpastrello e via una nuova pagina… e ancora… e ancora… Poi lo chiudono, il loro volto non lascia trapelare nulla. L’avrà identificato o no? Impossibile da scorgere. Altri piccoli passi lenti e sparisce dietro un muro. Ti sposti di lato da dietro il vetro e lo vedi che cerca di salire su un pacco per terra per raggiungere la sommità di un cestone. Poi incomincia a frugare, frugare, frugare… Prende un pacchetto, legge lentamente cosa c’è scirtto sopra, poi lo ributta dentro. Prende un altro pacchetto, legge lentamente cosa c’è scirtto sopra, poi lo ributta dentro. Poi un altro ancora. Ogni volta preghi che sia il tuo, ma non lo è…
Dopo quindici minuti torna a mani vuote. Ti guarda. Capisci che non lo ha trovato e ti dice “Mi spiace, deve tornare tra qualche giorno”. Tu non ci credi, gli chiedi come mai e lui si giustifica “forse il correire non l’ha ancora riportato”. Gli spieghi che hai la portineria, che forse il pacchetto non ce l’hai mai avuto il portiere, e così via… Nulla. Il suo sguardo annoiato è già sul “cliente” successivo che gli porge un cedolino come il mio…
Chiedo di una responsabile, mi dicono di andare allo sportello numero 10. Ci vado, c’è uno che ha una faccia mostruosa, ma poi si dimostra gentile. Mi suggerisce, con l’occhiolino, di andare a parlare con una certa signora xxxxx.
Parto, mi armo di sorriso; la vedo, è bruttissima, urla stridula e tratta male i suoi sottoposti. Kafka in confronto scriveva di efficienza.
Ma io sono disposto a tutto, voglio il mio pacchetto!
Nel frattempo rifletto su quanto la mia dignità di cittadino sia arrivata in basso, mi rendo conto che sono Italiano e che sono nato con la consapevolezza che per ottenere i propri diritti devi armarti di sorriso e fare il simpatico/gentile con una specie di mostro statalizzato. Non puoi pretendere i tuoi diritti con fermezza. Il muro di gomma ti rimbalzerebbe molto lontano dal tuo pacchetto.
Le spieghi la situazione. L’hai convinta! Lei telefona a un numero che estrae da una rubrica di carta consunta. Preghi che trovi l’altro italiano aumma-aumma-io-faccio-un-favore-a-te-e-tu-lo-fai-a-me. Lo trova, si scambiano due battute, si raccontano dei figli e delle vacanze, ma non puoi protestare perché ti sta facendo un favore. Si gira, ti schiaccia l’occhio e tu le sorridi.
Razionalmente ti senti una schifezza di essere umano, senza dignità, ma ti accorgi che atavicamente consideri tutto ciò normale. Sono atteggiamenti che avrai visto mille volte da piccolo mentre accompagnavi la nonna in posta. Tu stavi scoprendo il mondo e tuto per te era formazione. In quel momento hai chiara la differenza che passa tra te e un inglese. Non in teoria, ma lo senti e lo vedi in modo cristallino…
Interrompe i tuoi pensieri come uno spot durante un film “Deve andare in Via xxxxx dal corriere yyyy, il pacchetto è la!”. Riprendi fuoco, ce l’hai davanti, le risorridi, la ringrazi molto per la sua infinita gentilezza e te ne vai.
Sali in macchina, strappi la multa, zigzaghi nel traffico, raggiungi la periferia, entri dal corriere. Stessa scena. Stesso impiegato, che però questa volta lavora per un’impresa privata. Ma non una come le altre. Una che ha preso un appalto dal pubblico e quindi i ritmi sono sempre quelli. Un reggae non udibile segna il ritmo di chiunque. Avanti e indietro a ritmo… Lento… Lentissimo… Scompare come l’altro. Uno, due, cinque, dieci minuti. Poi torna, con un pacco in mano! E’ il mio. Mi dice che devo pagare. Chissenefrega, pago tutto quel che vuole, voglio il mio pacco. Non ha il resto. Gli lascio il resto.
Esco correndo, sembro un atleta che ha appena vinto la medaglia d’oro.
Corro in macchina, butto il pacco sul sedile del passeggero, guardo per aria e faccio un respiro profondo…

Il risultato è che sono sempre di più i venditori internazionali, specie quelli cinesi che si rifiutano di spedire in Italia.
Il motivo è dovuto alla grande confusione che regna nel nostro sistema postale, specie con i pacchi provenienti dall’estero.
Come si fa a sviluppare l’economia in un Paese in cui la logistica non funziona? In cui ci sono i libroni di carta? In cui non si possono licenziare impiegati perniciosi per la società come quelli?

Se Grillo smettesse di fare il politico che fa finta di fare il comico e tornasse a fare il comico che fa finta di fare il politico potrebbe fare un “Te la do io l’Italia.it!” per lenire le fatiche di una giornata a fare lo slalom tra le inefficienze del bel Paese.

Immaginiamocelo:
Belin, io non ci credo. Roba da pazzi belin. Guardate le inserzioni qui sotto. Hanno tutti smesso di spedire in Italia! Ma che figura ci facciamo dico io. Me lo vedo già, un cinese che con quegli occhi a mandorla ci guarda e dice… Fermi! Fermi… Non ridete!. Ci guarda… Aspetta, fammi finire… Ci guarda e dice, “se volele noi spedile pel voi, basta chiedele. tu vendele poste a noi? Noi legalale anche poltale Intelnet Italia.it glatis nel plezzo!” Ma io ci divento pazzo io. Belin. FERMI! FERMI!
ss1
Link alla pagina originale dell’inserzione per chi non ci crede.

ss2
Link alla pagina originale dell’inserzione per chi non ci crede.

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Anche affidandosi a “spedizionieri” privati si possono incontrare numerose difficoltà

ma io mi chiedo…
Quale dei due paesi siamo noi? L’Africa o l’Italia? Se non fosse per caldo e deserto sarebbe dura distinguerli!

Ho avuto un’esperienza decisamente simile alla motorizzazione (di una delle città con il maggior numero di assenteisti di dipendenti statali, della quale non voglio fare il nome per VERGOGNA)
è inutile… l’unica strada è prostrarsi a terra e sottomettersi

Ahinoi la situzIone delle poste italiane la conosciamo tutti. Dalle mie parti (Roma centro, non sud Africa!) i pacchi con forme e pesi ‘interessanti’ non partono e non arrivano proprio!! Chissà quale simpatico impiegato romano starà giocando con il mio ultimo cellulare motorola, piuttosto che lavorare! Devi ritenerti fortunato che alla fine il tuo pacco sia giunto in mano tua…

Purtroppo è tutto tristemente vero… e se la cosa si limitasse ai “pacchi” (che non tutti i giorn si ricevono) sarebbe già una cosa fantastica.
Peccato che dove vivo io funzioni così anche per la posta, e capita di riceverla solo un paio di volte in un mese. E di vedere bollette scadere perchè non è arrivata la notifica (non a me, per fortuna, ho il RID per tutto), di vedere inviti a manifestazioni arrivare settimane dopo la data della manifestazione ecc.
Siamo un paese allo sbando… è inutile negarlo… destra o sinistra che sia al governo.

“In cui non si possono licenziare impiegati perniciosi per la società come quelli”…di questo ringrazia i sindacati.

Le nostre Poste hanno un servizio penoso (con tariffe fra le più care d’Europa), ma non hanno mai funzionato ed in più chiudevano con bilanci fortemente in perdita. Ora i conti sono stati risanati, ma questo grazie ai servizi finanziari e d assicurativi, che a mio parere fanno pena come quelli postali. Un esempio per tutti i prelevamenti dai libretti risparmio vengono ancora compilati a mano (anno 2008 Italia Paese del G 8!!!!!!!) e solo il libretto è scritturato dal terminale e via di seguito, tutto questo col risultato che il tradizionale servizio postale è stato ancora più tralasciato. La posta prioritaria costa 60 cent. (quasi 1200 lire) che doveveva arrivare entro le 48 ore, ultimamente se si è fortunati arriva entro 48 giorni; le consegne della corrispondenza – una volta giornaliere – ora sono più o meno settimanali ( abito nella “ricca” provincia di Varese non in un paesino sperduto sul Gennargentu, con tutto il rispetto per gli amici Sardi). L’A.D. SARMI invece di snoccialare dati di bilancio, dovrebbe forse guardare alla qualità del servizio che è veramente da quarto mondo. Per finire, concordo pienamente con quanto scritto sul personale, entrare in posta porta a due cose: o alla depressione o alla totale incazzatura per l’indolenza della maggior parte dei dipendenti della “nostre” poste. Scusate lo sfogo, ma è veramente uno schifo.

pure su E-bay fanno lo stesso,ma lì oltre a Italia e Africa c’è pure l’Afganistan,siamo proprio in bella compagnia…e non solo dalla cina si rifiutano di spedire ma anche dagli USA e dalla Germania(anche se non tutti chiaramente).
Ai primi di novembre ho ordinato 1 pacco dal Canada,partito il 5 novembre da la,entrato in Italia 11 novembre,arrivato a me il 14 GENNAIO….e cara grazia che è arrivato…adesso ne aspetto un altro dagli USA,ma è partito “solo”ai primi di dicembre,quindi non se ne parlerà fino a febbraio.

Oggi. Tempo per ritirare una assicurata: 16 minuti. Persone davanti: 2 (leggasi due). Il primo c’è stato quasi 10 minuti perché non trovavano la sua lettera. La mia doveva essere nel blocchetto delle assicurate (5, erano, tipica dimensione lettera). Ha sfogliato desolata il blocchetto 3 volte (io pensavo: ma se non c’è la prima volta, non ci sarà neanche dopo, no? sono 5, non 50!). Poi le è venuto in mente di guardare sotto il banco. Lì c’era la mia, la numero 6, una busta grande, era a parte.

Sì hai ragione. Quello che fotografi è un quadro desolante.

Da parte mia posso dirti che io i libri li scelgo su Amazon.com e li ordino su Amazon.fr. L’ho fatto perchè 12 anni fa, mi sono trovato a pagare le tasse doganali su due testi.

Invece su Amazon.fr ovviamente essendo E.U non le paghi. Questi problemi non li ho mai incontrati.

Magari può aiutare.

Enrico Giubertoni

Italymedia.it denuncia il mancato rispetto dei tempi di apertura al pubblico

Orari selvaggi all’ufficio postale
Presso la sede di Acilia, al direttore del noto portale d’informazione Antonello De Pierro, nonché voce storica di Radio Roma, viene negato il pagamento di un bollettino, nonostante ne avesse diritto. Necessario l’intervento dei Carabinieri

Roma. Erano state in numero alquanto significativo le segnalazioni di utenti delle Poste Italiane giunte alle redazioni di Italymedia.it e di Radio Roma, che lamentavano un disservizio piuttosto eclatante presso alcuni uffici della capitale, nel rispetto dell’orario di apertura al pubblico. Iniziavamo ad effettuare dei sopralluoghi a campione in giro per la città, e nella maggior parte delle strutture riscontravamo una situazione impeccabile per la cortesia e la disponibilità usate nei confronti dell’utenza, nonostante la grande mole di lavoro gravante sugli impiegati, e in linea di massima l’assenza di particolari problemi per quanto concerne il rispetto degli obblighi temporali del servizio. Ma tra le segnalazioni campeggiava in maniera insistente l’indicazione di un ufficio in particolare, di quelli cosiddetti centrali, che prevedono, con tanto di cartello affisso all’ingresso, l’apertura al pubblico fino alle ore 19,00, cosa che, come succede in tutti gli esercizi pubblici e privati, concede possibilità di accesso fino a tale ora. Da quanto veniva segnalato, sembrava invece che tale orario fosse presente solo in forma virtuale, ma in realtà anticipato, senza una scadenza temporale certa, a seconda dell’affluenza del pubblico. A quanto pare l’ingresso degli utenti veniva di solito inibito già molti minuti prima del canonico limite fissato alle ore 19,00, in quanto sembra che i poveri impiegati avessero invece a tale ora impellente e inappellabile necessità di chiudere i battenti degli sportelli, senza alcuna possibilità di deroga. Inevitabilmente nella nostra mente si accendeva la spia dell’analisi riflessiva, e il nostro pensiero correva immantinente, come del resto conseguenza logica della nostra linea editoriale, alle cellule più deboli della collettività e al loro disagio derivante dalla sconcertante presunta situazione. Come giannizzeri della giustizia, volti a dare voce a quanti spesso vengono soffocati nella loro naturale espressione dei diritti, immaginando per l’occasione la figura emblematica di un’anziana signora, sola e malata, nonché affaticata sotto il peso inesorabile degli anni, sottoporsi ad un già ingente carico di stress per raggiungere l’ufficio in questione e trovarsi di fronte all’opposizione di un illegittimo diniego alla naturale offerta del servizio, ritenevamo opportuno recarci in loco per accertare e documentare la veridicità delle segnalazioni. L’ufficio in questione era quello centrale di Acilia.
Ad andare sul posto è il direttore di Italymedia.it Antonello De Pierro, nonché voce storica di Radio Roma e presidente del movimento nazionale “L’Italia dei diritti”. Il noto giornalista giunge nei locali della struttura esattamente alle ore 18,42, e quindi 18 minuti prima dell’orario canonico di chiusura al pubblico, con l’intenzione di effettuare un pagamento tramite bollettino postale. All’ingresso viene fermato da un impiegato, che con grande naturalezza lo avvisa del fatto che l’ufficio è già chiuso, cosa piuttosto singolare e assurda vista l’ora. Ignorando l’azzardato avvertimento si reca comunque presso la macchina erogatrice dei numeri progressivi che regolano l’affluenza agli sportelli, e qui lo attende un’indicibile sorpresa: dalla fessura esce un biglietto con la scritta “IL SERVIZIO NON E’ ATTIVO”. Ma la cosa fondamentale è che trovano riscontro tutte le lamentele accolte, e queste si posano saldamente su una granitica piattaforma di verità, tanto da poterle diffondere con la voce pacata ma intensa e rabbiosa di chi è stanco di dover perpetuamente lottare sul terreno sociale per ottenere il rispetto dei propri diritti, che dovrebbero invece automaticamente essere ottenuti con la naturalezza dell’inevitabile, tanto che spesso quando ciò avviene ci compiacciamo e meravigliamo, scambiando inconsciamente per un’eccezione quella che dovrebbe essere la regola. L’irremovibile reporter, noto soprattutto per le sue battaglie in tema di diritti sociali, non si scompone e decide ugualmente di attendere il suo turno. Alle 19 e 2 minuti circa raggiunge lo sportello per effettuare l’operazione, come è suo imprescindibile diritto, ma si imbatte nel rifiuto dell’impiegata che gli contesta il fatto di non essere in possesso del numero progressivo: “Educatamente le feci notare che avevo varcato l’ingresso in orario abbondantemente regolare, ma non volle sentire ragioni sostenendo con decisione che doveva chiudere lo sportello alle 19,00 in punto; le spiegai che avrebbe potuto incorrere nel reato penale di interruzione di servizio pubblico, ma quando mi rispose che lei non svolgeva un servizio pubblico, bensì privato, rimasi esterrefatto e ritenni evidente di non poter proseguire oltre. Mi venne in mente in associazione il parallelo calzante di un autista di un autobus adibito a pubblico servizio, che termina il suo turno di lavoro alle ore 19,00, ma trovandosi ancora a qualche chilometro dal capolinea, decide di abbandonare la vettura e andarsene a casa. Una cosa assurda”. De Pierro pensa quindi di rivolgersi ad un responsabile e chiede del direttore dell’ufficio. Dopo qualche ricerca in giro per i locali che frattanto si sono svuotati del pubblico, si imbatte in una donna che risulterà poi essere la vicedirettrice, che invece di accogliere o almeno ascoltare le sue ragioni lo minaccia che se non sparisce chiamerà i Carabinieri. E’ allora che l’incredulo giornalista le risparmia la fatica e compone sul suo cellulare il numero 112. I militari della vicina Stazione di Acilia giungono in poco tempo e cercano di convincerlo a desistere, ma egli non molla: vuole pagare il bollettino, anche se sa che ormai è impossibile. I terminali sono stati tutti spenti. Il suo diritto è stato violato, l’interruzione del servizio pubblico si è consumata, lasciando dietro di sé i suoi danni. Agli encomiabili carabinieri non resta ormai che constatare quanto è successo, l’impiegato alla porta conferma che il direttore di Italymedia.it è entrato prima delle ore 19,00, mancano solo gli atti da redigere per l’Autorità Giudiziaria. Frattanto i fotografi immortalano e illuminano con i flash a raffica il volto stanco ed emaciato di De Pierro, sono quasi le 21,30, la sua lotta di oggi servirà a salvaguardare i diritti di altri domani, mentre emerge anche un altro fatto inquietante: se il servizio degli impiegati termina oltre le 19,30, questi non hanno diritto ad essere retribuiti per il periodo di lavoro straordinario. Lo scontento dei dipendenti nei confronti dell’azienda si abbatte contro l’utenza esasperata. Lavoratori contro cittadini, la guerra dei poveri. I generali restano in torretta a guardare. De Pierro ne parlerà sulle frequenze di Radio Roma, ma nessuno dei vertici dell’azienda è disponibile ad intervenire, nemmeno telefonicamente, ed anche per Italymedia.it si attende una nota, che non arriverà mai. Ciliegina sulla torta, giunge il direttore dell’ufficio di Acilia in tenuta molto casalinga, urla contro tutti, è alterato all’ennesima potenza , non capiamo perché, se non fa rispettare gli orari ai suoi subalterni. Le sue grida fendono l’aria dove la tensione si taglia a fette, i carabinieri, ancora impeccabili, lo calmano. Ormai si può chiudere l’ufficio. Tutti a casa. Scatta la denuncia. Si chiude anche un’altra pagina nera nel libro dei diritti negati, ai cittadini e ai lavoratori, e purtroppo non sarà l’ultima nelle storture croniche della triste realtà italica dei poteri forti, dove il cittadino comune purtroppo soccombe quotidianamente sotto i macigni dell’arroganza.

comment here.

Agghiacciante, però è la prima volta che vedo una cosa del genere!

Speriamo sia anche l’ultima… ;-)

“Il re e’ nudo”: ce lo stanno dicendo da tutto il mondo e sempre piu’ spesso. Ma qui nessuno si sveglia dall’incantesimo. Siamo (quasi) tutti nudi, evidentemente.
Continua qui: http://knowledgeecosystem.blogspot.com/2008/01/incredibile-ma-vero-anzi-quotidiano.html

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