Centrali nucleari e comunicazione sul web.




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Perché le aziende Italiane non comunicano correttamente sfruttando i nuovi strrumenti messi a disposizione dal nuovo web?

Le risposte sono molte, ma è da qualche mese che trovo una “chiave di volta” ricorrente:

Il nuovo web è prevalentemente composto da piattaforme la cui parte tecnica è una commodity funzionale. Per citare un “vecchio” adagio, web 2.0 is about people, not about technology.

Tuttavia succede che quando si entra nel dettaglio, spunta un signor tecnico che pone vincoli e limiti tecnici su quel che si deve usare e quel che non si può usare. Specie quando l’azienda è grande.

Non c’è riunione di comunicazione (web) senza tre tecnici informatici in fila, con il mandato di verificare l’attuabilità della proposta!

Per esempio a volte è difficile far capire che un progetto di comunicazione sostenibilissimo, che vedeva al centro un blog basato su wordpress (deteminante in quel caso per efficienza/costi), non gira, per così dire, comodamente, su un sevrer Microsoft. Ma se nelle policy aziendali c’è scritto che si devono avere Microsoft, ciao Wordpress. Internet, Intranet, blog, videosorveglianza, forum, partecipazione, sistemi informatici di centrali nucleari, collaborazione, tutto in un unico calderone. La logica perversa è: tutto gira su un Pc giusto? Quel che gira sui Pc qui lo decidono quei tre signori in fila… (nulla contro Microsoft, era solo un esempio di ossimoro tecnologico).

In altre parole, viviamo in un momento di transizione in cui i tecnici dell’Information Tecnology sono determinanti nelle scelte di comunicazione. Un po’ come se a dirigere un film ci mettessero un ingegnere nucleare.
Nelle scelte registiche della realizzazione di un film ci sono centinaia di aspetti tecnici di cui tener conto, ma sono gestiti, valutati, definiti, dal regista, non dall’ingegnere elettronico che progetta la telecamera.

La definizione delle caratteritiche tecniche che deve avere un sistema di video a circuito chiuso che tiene sotto controllo una centrale atomica richiedono una competenza diversa da chi deve progettare uno spot televisivo. In entrambi i casi si ha a che fare con tanta tecnologia, ma nel pirmo caso il mandato è quello di garantire l’affidabilità assoluta del sistema di videosorveglianza, nel secondo l’efficacia della comunicazione.

Il web sta spesso dalla parte dello spot televisivo, ma oggi chi decide quale telecamera usare e quale filtro ottico sono gli stessi tecnici che gestiscono la centrale nucleare.

Succede quindi che se lavori in questo mondo, quando proponi strumenti come PhpBB o Wordpress, può capitare che un autorevolissimo tecnico di indubbia capacità, vincoli la progettazione del “forum” e del “blog” su piattaforma non linux.

Il manager che deve decidere si fiderà di voi o dell’autorevolissimo tecnico? Avrà chiara la differenza tra la centrale atomica e lo spot e le relative diverse competenze? E soprattutto quanto esigue sono le probabilità che scelga la soluzione B quando i tecnici gli “suggeriscono” che la soluzione A rientra nelle policy aziendali in termini di sicurezza e affidabilità?

Inoltre nelle grandi aziende la confusione è accentuata dal fatto che spesso internamente sono gestite attività di grande criticità basate apparentemente sulla stessa tecnologia con cui si fa un sito web: i computer, i server!

Ed ecco che una banca, quando dovrà scegliere quali strumenti utilizzare per la propria comunicazione online, a chi chiederà la consulenza tecnica? Avete indovinato, agli stessi tecnici che devono impedire a cracker ed hacker di entrare nei sistemi informativi della banca!

Chi desidera uno spot televisivo pretende che vada in onda con quelle caratteristiche, quel formato, a quell’ora. Non impone al regista di usare quella marca di macchina da presa o alla messa in onda di utilizzare quel determinato hardware. Lo spot deve “funzionare”.

Il web 2.0 con la sua natura “as a service” non si sposa con le vecchie logiche dei server “in house” e delle ridondanze. Ognuno il suo mestè (come disen a Milan). E i “mestieri” stanno cambiando, i ruoli e le responsabilità pure.

Tuttavia per ora, e temo per ancora qualche anno, i tecnici non dovrebbero occuparsi di comunicazione e chi si occupa di comunicazione dovrebbe conoscere un po’ di più le basi della “tecnologia”, almeno per distinguere il “video spot” dalla “video sorveglianza”.

Reader Comments

Io sono un tecnico, io ho lavorato fianco a fianco con persone di marketing e comunicazione, io ho spesso bloccato o limitato iniziative di m&c. Queste sono, secondo te, le mie colpe!
Io invece sostengo che grazie a me si sono evitati danni di tutti i generi: dall’impossibilita’ di gestione (e non tanto di mera messa in opera) di un servizio basato su piattaforme di cui non si hanno competenze fino alle minacce alla sicurezza di tutto il sistema informativo.
Ci sono degli ottimi libri che spiegano come si gestisce efficientemente e correttamente l’IT department ma … l’e'minga el to’ meste’. :-))

Fammi capire. Se propongo alla tua azienda di installare un blog su wordpress, su un hosting 3rd party, divento una minaccia per i sistemi informativi che gestisci? Il problema è che vedo succedere questo…

Io non sto parlando del caso specifico, nemmeno sto dicendo che bisogna usare Windows, Linux o Solaris, ma che, in generale, ci sono vincoli che ancor prima di essere tecnici sono gestionali.
Venendo nello specifico potrebbe esserci comunque una relazione tra l’hosting esterno e i dati che sono all’interno, inoltre chi si preoccupa di verificare che chi gestisce l’hosting dia garanzie di affidabilita’ (SLA) e poi faccia il monitoring del tutto?
So per esperienza che, nel momennto in cui qualcosa si ferma, chi si occupa di m&c alza subito la voce per lamentarsi del fatto che l’immagine aziendale ne risente, mentre quando tutto va bene sembra che i tecnici non servano a niente (mentre invece vuole dire che hanno fatto bene il loro lavoro :-)).

non vorrei innescare una lite inutile, ma le tue parole confermano il mio post. Il sito in wordpress, se esterno e scollegato dal resto non è materia dei sistemi informativi, ma della comunicazione.
Provo ad astrarre ancora di più.
Se suggerisco di mettere lo spot istituzionale su youtube, è materia dei sistemi informativi?

Perdonami, non voglio innescare una lite nemmeno io, ma se affidi all’esterno un qualsiasi servizio IT te ne devi assumere completa responsabilita’ senza avere le competenze tecniche e gestionali (SLA solo per citare la cosa piu’ banale) per valutare il tipo di servizio che ti viene offerto ed esponendoti al rischio che cio’ che ti viene fornito non sia quello che ti aspetti.
… lo dico per il tuo bene, fidati! :-)
Poi non conosco i responsabili dell’IT di cui stiamo parlando, quindi alla fine potrei arrivare a dire che magari hai ragione tu!!!

Sergio,
quando io garantisco che il blog (o il video su youtube) sta su al 99.9% del tempo e fornisco un indirizzo web che contiene un form per aggiornarne i contenuti, si tratta di un servizio, non della fornitura di un software. E in quanto tale non deve passare attraverso le policy dei sistemi informativi.
Non mi hai risposto sulla provocazione di youtube, ma secondo me può servire per mettere sotto stress il concetto.

Caro Marco, tu stai evidenziando un concetto caro a chi si occupa di m&c: fare tutto e subito poi vedremo.
Non dico che sia sbagliato in se, e’ il “poi vedremo” che mi preoccupa, perche’ prima o poi si va a finire a dover rattoppare problemi ormai innescati (da altri).
Io ne faccio un discorso a piu’ lungo respiro e generale, tu invece parli di un problema specifico e immediato.
La provocazione su YouTube non l’ho raccolta, ma se vuoi ti accontento: se tu dal sito aziendale metti un link a YouTube e per qualunque motivo loro si fermano (non hai nessuna garanzia sull’affidabilita’, potrebbero addirittura fallire o decidere che per vedere i filmati devi pagare) tu che fai?
E’ una esagenrazione provocatoria anche la mia, lo so :-)
Personalmente la smetterei qui, se vuoi proseguiamo a voce via SkyPe o VoIP o davanti ad un aperitivo, ora devo andare a risolvere i problemi dei miei clienti :-)

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